thomas demetz
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Abitare la città

Abitare la città significa viverne tutti gli spazi, trasformarli in luogo di incontro, da piazza Walter fino ai singoli cortili, creare e rafforzare relazioni cariche di possibilità creative e non solamente spazi di passaggio.

Abitare la città significa uscire dalle proprie case, dalle proprie macchine per mescolarsi agli altri, incontrare le differenze con cui questo modo ci mette in contatto ogni giorno, significa dismettere gli abiti del passeggio ed indossare quelli del viaggiatore alla scoperta di quante energie questa città possieda.

Abitare la città significa liberare la curiosità, rinunciare ad una parte delle proprie abitudini per arricchirsi del contatto, rinunciare al caldo conforto dei riti quotidiani.

Abitare la città significa mettere in circolo le proprie idee, accogliere quelle degli altri. Non è solidarietà, non è ‘politically correct’, è voglia di comunità.

Abitare la città richiede contemporaneità, elaborazione delle storie collettive ed individuale in funzione della costruzione di un nuovo statuto di cittadinanza più consapevole e più attivo.

Abitare la città è un progetto che ha l’obiettivo di valorizzare le differenze e gli apporti dei singoli, mettere in circolo le identità e le culture, produrre nuovi radicamenti, realizzare una città di qualità, emancipata ed integrata.

 

La sfida della contemporaneità
Persone e città
Territorio e città
Città e provincia
Istituzioni e città
Culture e città
Ladini e città
Traffico e città
Giovani e città
Progetti per abitare la città


La sfida della contemporaneità

Il mondo che ci circonda è in costante trasformazione. I segni non sono sempre immediatamente riconoscibili e spesso le trasformazioni del passato si sono mostrate solo a posteriori. La nostra epoca invece esibisce continuamente i modi del cambiamento del nostro mondo. Alle dinamiche in atto nel nostro territorio si aggiungono gli effetti di fenomeni sociali, politici, economici e culturali che nascono e si sviluppano in luoghi anche molto lontani. La nostra contemporaneità, quella che stiamo vivendo, è ricca di opportunità che nascono da un mondo sempre più interconnesso. Queste opportunità pongono alla nostra città una sfida importante: coniugare le specificità di Bolzano con la spinta imponente alla omologazione provenienti da un mondo globalizzato ed alle trasformazioni che aspettano questo territorio.

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Persone e città

Le persone sono i motori della città. Le loro idee, le loro passioni, i loro sogni, desideri, aspettative sono l’energia che scorre nelle vene di Bolzano, la anima, la fa crescere. Sono le persone che costruiscono il divenire della città, ne producono la storia sommando ciascuno le singole storie quotidiane. Alle persone che vivono, costruiscono e abitano ogni giorno questa città, spetta il diritto di  partecipare alle scelte che ne definiscono gli orizzonti di sviluppo. Il prossimo consiglio comunale sarà chiamato a decidere cosa ne sarà della città nei prossimi decenni e le persone che in questa città vivranno e vorranno dare attuazione ai propri sogni devono potere incidere attivamente e costruttivamente alla definizione delle politiche cittadine. Il prossimo consiglio di Bolzano dovrà impegnarsi a garantire in modo chiaro ed efficace la partecipazione dei cittadini alle scelte perché ognuno deve poter contare nella sua città.

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Territorio e città

Bolzano si distende lungo la quinta dei rilievi di Guncina e Renon a nord ed il colle ad est, dissolvendosi verso sud da una parte nel verde agricolo della piana atesina, dall’altra attestandosi sul margine meridionale della Zona industriale. E’ una città evidentemente ricca di differenze date dal rapporto tra spazi naturali ed aree urbanizzate e differenze tra i diversi caratteri sia degli spazi naturali che edificati. Versanti boscosi lasciano lo spazio alla colture agricole, alla rete dei corsi d’acqua che definiscono con forza la maglia dello sviluppo insediativo. Allo stesso tempo le singole parti della città sono dotate di caratteri autonomi che le distinguono le une dalle altre e ciascuna all’interno di se stessa. Un’ampia di articolazione di spazi di distribuisce all’interno della città, ma quanti di questi sono realmente abitati? Quanti di questi spazi sono dotati della potenzialità di svolgere il ruolo della piazza storica,  di produrre aggregazioni di persone? La piazza era il luogo della città di quei luoghi dove le persone si incontravano, costruivano relazioni, si innescavano energie creative capaci di arricchire non solo i singoli individui ma la città tutta.

Bolzano è una città priva di periferie in senso tradizionale, quella parte del territorio urbano che letteralmente degrada verso un verde agricolo in attesa di essere urbanizzato. Ciascuno dei quartieri è dotato di una propria ed intensa vitalità e non esistono situazione verso i bordi esterni particolarmente dequalificate. Esistono invece periferie all’interno dei quartieri, parti di questi che sembrano abbandonati a loro stessi. la periferia del centro comincia a sud di piazza Domenicani e di piazza Walter, come se le vie che portano verso piazza Verdi non esistessero più, come se piazza Verdi fosse un luogo da tenere lontano. E così anche negli altri quartieri, cortili ingombri di veicoli e di divieti (giocare, chiacchierare) sono le periferie che crescono all’interno del loro cuore. La variante generale al piano urbanistico comunale dovrà essere capace di annullare le linee di demarcazione che separano i salotti buoni dalle terre di nessuno.

Produrre spazi pubblici da abitare sarà il compito del nuovo Piano regolatore di Bolzano, liberare gli spazi dalle costrizioni del traffico, dei parcheggi, dei recinti. Una città in piazza è una città più sicura, più bella, più dinamica. Il nuovo Puc dovrà essere capace di garantire sicurezza ai cittadini senza togliere loro libertà, dovrà essere capace di dare ai cittadini una città dove le telecamere siano inutili. L’obiettivo della pianificazione urbana a Bolzano non potrà essere la semplice individuazione di aree e la definizione di regole, la nuova urbanistica di Bolzano deve essere soprattutto una ricerca di qualità e dovrà permettere alle energie della città di diffondersi al di fuori dei singoli quartieri e di riverberarsi su tutto il territorio urbano. Il risultato cui si dovrà mirare è quello di una Bolzano più integrata, più coesa.

Il nuovo piano dovrà anche decidere quale sarà l’identità delle zone produttive. La zona industriale è diventata un luogo caratterizzato da attività molteplici e la dizione ‘industriale’ si è fatta sempre più labile. La molteplicità di funzioni, artigianato, commercio, piccola industria servizi, residenza richiede che siano messi in campo strumenti di pianificazione innovativi, maggiormente rispondenti alla contemporaneità di quanto non siano i piani di attuazione vigenti.

La prossima giunta dovrà anche porsi la questione della qualità urbana ed architettonica della città. Gli interventi delle amministrazioni pubbliche dovranno essere coordinati con l’obiettivo di incrementare il valore dei paesaggi urbani. Le ragioni tecniche dovranno misurarsi con la necessità di preservare il valore urbano degli spazi evitando di produrre scardinamenti e perdita di significato. Il problema dei parcheggi ad esempio è solo uno dei casi in cui fino ad oggi le ragioni presuntamente tecniche hanno condotto alla legittimazione di interventi nel tessuto urbano capaci solamente di dequalificare parti ancorché piccole di città. E’ necessario che anche Bolzano preveda l’istituzione del city architect, una figura già presente in molte grandi città europee e che ha il compito di tenere alto il livello culturale del confronto sui temi architettonici della città e che dia un’impronta di qualità decisiva a quanto a Bolzano sarà realizzato nei prossimi anni. Il city architect deve assistere l’attività del comune nella definizione degli obiettivi di intervento sulla città, dando indicazione su quanto è necessario mettere in atto per incrementare la qualità di via, piazze, parchi, quartieri, spazi pubblici in generale. I temi saranno quelli dei marciapiedi, dell’illuminazione pubblica adeguata, ecc.

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Città e provincia

Bolzano è la città.capoluogo dell’Alto Adige. E’ anche il capoluogo per vivacità economica, culturale e sociale. La vitalità che caratterizza Bolzano sta facendo guadagnare a questa città il ruolo di guida non solamente amministrativo della provincia: per la prima volta da molto tempo Bolzano ha l’opportunità di assumere un ruolo di eccellenza rispetto al territorio provinciale e regionale. L’insediamento di nuovi istituzioni, il rafforzamento del ruolo di quelle esistenti hanno reso la città un importante luogo di elaborazione culturale e politica ed un nodo di prima grandezza nella rete di relazioni territoriali di larga scala.

Il compito di chi guiderà la città nei prossimi anni sarà quello di rafforzarne l’identità, di bilanciare gli squilibri tra Bolzano e resto del territorio provinciale e di realizzare l’emancipazione da un’Amministrazione provinciale spesso disorganica e potenzialmente generatrice di conflitti e per lo più disinteressata agli effetti urbani nelle proprie azioni sulla città. Ancor più l’affermazione di un ruolo paritetico della città nei confronti dell’Amministrazione provinciale si rende urgente in prospettiva delle piccole e grandi trasformazioni che interesseranno Bolzano nei prossima anni. Il valico di via Einstein da parte della Zona industriale, il recupero della memoria e la trasformazione dell’Alumix in luogo di promozione dell’innovazione dei processi produttivi, il riassetto dell’area ferroviaria sono le questioni di maggiore rilevanza in relazione al rapporto città-provincia e le scelte che in merito ad esse saranno prese condizioneranno in maniera determinante lo sviluppo di Bolzano per i prossimi anni e Bolzano non potrà in nessun modo avere un ruolo di subalternità rispetto alla Provincia.

 
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Istituzioni e città

Bolzano è ricca di istituzioni: università, eurac, il museo d’arte moderna e tutti gli altri musei,  il teatro comunale, l’auditorim haydn, il conservatorio, il segretariato permanente della convenzione delle alpi. Oltre a queste sono attive altre istituzioni non governativa di prima grandezza. Tutte queste istituzioni hanno il compito di promuovere le intelligenze ed i saperi locali, mettere Bolzano in relazione con reti di ricerca e di produzione culturale di alto rango, rappresentare porti della conoscenza. Attraverso queste istituzioni Bolzano ha l’occasione di assumere il ruolo di caposaldo della contemporaneità, diventando il luogo di produzione di conoscenze, di cultura e di professionalità innovative capaci di portare maggiore qualità al tessuto sociale e culturale della città e di irradiarsi al di sopra dei semplici confini provinciali e regionali. Bolzano ha l’occasione di diventare un grande cerniera culturale nel cuore dell’Europa. Fino ad oggi però di queste presenze eccellenti si colgono pochi segni nella vita cittadina. Il Comune deve darsi come obiettivo un maggiore radicamento di tutte esse nella città, dare loro maggiore visibilità. Il segretariato permanente della convenzione delle Alpi è ad esempio sede diplomatica, un organismo internazionale di rango europeo. La presenza di essa nella città è inesistente.

Lo sforzo che dovrà essere condotto nei prossimi anni  sarà quello di creare un clima di ‘specificità’ per Bolzano, coinvolgendo le istituzioni di ricerca scientifica, sociale, politica, economica in un progetto di ampio respiro finalizzato non solo a valorizzare le peculiarità di città e provincia, ma sfruttando le grandi trasformazioni territoriali alle porte, quelle collegate al tunnel di base del Brennero perchè Bolzano diventi un centro di ricerca di prima grandezza sul sistema alpino, riversando sulla città i benefici che le acquisizioni di conoscenza porteranno e realizzando le condizioni perchè non solo le intelligenze locali non debbano emigrare ma anche perchè in città ne giungano di nuove.

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Culture e città

Il grande fermento di attività culturali a Bolzano testimonia un deciso risveglio rispetto a pochi anni fa. E’ evidente il desiderio di raccontarsi, di raccontare passioni, idee, mondi e molti sono i mondi che si sono proiettati verso Bolzano. La multiculturalità viene indicata come una delle sfide maggiori che dovrà essere raccolta in considerazione dei flussi migratori che hanno interessato l’Alto Adige come il resto dell’Europa e del mondo. La necessità di facilitare l’integrazione pone l’esigenza delle reciproche conoscenze. La dimensione sociale dell’attività culturale è in questo caso preminente e qualsiasi sforzo in questo senso deve essere rafforzato ed ancorato ad un chiaro quadro programmatico di sostegno all’integrazione. Ma si pone anche la sfida di predisporre le capacità  che affranchi Bolzano da un modo di fare cultura che si dibatte tra celebrazione agiografica e revanscismo. I fatti che interessato questa città devono diventare un patrimonio collettivo, base per elaborazioni critiche e devono essere accompagnati da nuove linfe, da nuove energie ed idee.A fronte di questa sfida le istituzioni e le associazioni culturali della città sembrano perseguire una sorta di eccessivo individualismo nella definizione di obiettivi e programmi. La ricerca di autonomia, peraltro legittima, sembra essere condotta all’esasperazione al punto da rendere gli operatori culturali poco propensi a proporsi al di fuori dei propri circuiti di riferimento.

La politica culturale del Comune dovrà porsi l’obiettivo di dissolvere lo scollamento tra le istituzioni e associazioni e città non solo in funzione delle programmazioni ma anche dandosi chiari contenuti.

Il comune dovrà operare perchè gli operatori  possano entrare nella quotidianità della città. Questo richiede che sia rafforzata la progettualità del comune di Bolzano (penso alla Roma di Renato Nicolini)  e che allo stesso sia rafforzata la comunicazione realizzando una piattaforma informativa efficace da mettere a disposizione delle organizzazioni meno strutturate.

Per quanto riguarda la definizione dei contenuti ineludibile è la necessità per la città di dotarsi di un progetto finalizzato a valorizzare le risorse locali soprattutto in termini di produzione prima che di esibizione ed a definire un chiaro orizzonte di obiettivi e di temi che si possono concretizzare in forma di  ‘osservatorio sulla contemporaneità. I temi sono quelli della memoria da proporre in maniera dinamica e costruttiva, scalzando approcci agiografici, il sostegno alle produzioni indipendenti capaci di fornire un maggiore radicamento nella contemporaneità.

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Ladini e città

In questa tornata elettorale i ladini di Bolzano rappresentano un’importante occasione di sperimentazione politica. Il fatto che sia venuta meno la necessità per i ladini di aggregarsi attorno ad una formazione politica connotata su base linguistica dimostra alcuni fatti di rilievo. Innanzitutto i ladini di Bolzano dimostrano di essersi ormai radicati nella città. Hanno assunto ruoli che li vedono attivi e protagonisti in tutti i settori dal mondo delle professioni, alle amministrazioni pubbliche, all’associazionismo. Secondo:  la dissoluzione in città di una forza politica principalmente basata sulla tutela dell’integrità culturale e la contemporanea adesione di ladini a progetti politici diversi fornisce chiari indizi sul livello elevato di maturità politica che caratterizza la città di  Bolzano e sugli indirizzi che la dimensione politica dell’Alto Adige potrà assumere in futuro, una dimensione caratterizzata dalla preminenza delle proposte e dei contenuti,  superando definitivamente quei confini sempre più labili tra gruppi linguistici. I ladini pongono in questo modo la loro sfida alla contemporaneità, mostrando che le differenze rappresentano prima di tutto una ricchezza e che il contributo che essi possono fornire alla vita politica della città oggi e domani della provincia si proietta nella direzione dell’affermazione dei contenuti e del superamento delle chiusure.

L’impegno politico dei ladini di Bolzano costituisce un importante laboratorio politico, portando nella vita della città un’esperienza fattiva di multilinguismo capace di rafforzare il processo di integrazione tra gruppi linguistici ed in futuro tra culture locali e culture di nuovo insediamento.

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Traffico e città

Il traffico è forse la più evidente caratteristica della città contemporanea. La concentrazione di funzioni nei centri principali genera attrattori territoriali verso cui si proiettano diversi tipi di flussi, dai movimenti pendolari alla distribuzione delle merci agli artigiani ai turisti allo shopping. La congestione è lo stato semipermanente delle città moderne e Bolzano non costituisce un’eccezione: i volumi di traffico che interessano quotidianamente la città sono estremamente elevati e le ragioni degli spostamenti sono tutte legittime perchè legittimo è il diritto alla mobilità. Anzi il diritto alla mobilità è un diritto fondamentale delle persone e il traffico congestionato è il primo vero ostacolo al pieno godimento di quel diritto. Il tempo passato nelle code, le difficoltà portate a chi si muove a piedi e il rallentamento dei mezzi di trasporto collettivo  sono il prodotto di un abuso da parte di chi non riesce a rinunciare all’uso dell’automezzo privato. Quante macchine in città sono occupate da una singola persona? Molte delle autovetture in circolazione in città si muovono esclusivamente da una parte all’altra di Bolzano, non è possibile contenere questo fenomeno? I danni che l’eccesso di traffico produce sono molti e hanno una rilevanza di ordine sociale. Non si tratta solamente dello stress di chi si trova alla guida degli automezzi. Per quanto Umberto Veronesi abbia sostenuto che non è provata l’azione tumorale dei gas di scarico, è ormai chiaro che l’inquinamento atmosferico prodotto dai gas di scarico è causa di affezioni polmonari e di allergie.  Il benzene, il principale additivo della benzina verde, pare abbia effetti neurotossici. Ma più banalmente va anche considerato il tempo perso in coda, il tempo perso in attesa che i mezzi pubblici si facciano largo nel caos sulle strade, il tempo perso in attesa di potere attraversare le strade di maggiore percorrenza. Quali sono le possibili misure di prevenzione e contenimento? Città diverse hanno adottato sistemi differenti per risolvere il problema del traffico prima ancora dell’inquinamento da traffico. Forse il caso più clamoroso è quello di Londra che introdotto un ticket per l’ingresso in città, misura peraltro già applicata nei grandi centri urbani americani, soprattutto New York che impone un biglietto per l’accesso ai ponti che collegano il centro città. Ovviamente è difficile proporre misure così drastiche per Bolzano. Ma ciò che si può fare a Bolzano è rafforzare la multimodalità per i pendolari, espandendo la politica dei parcheggi di interscambio alle porte della città e la rete di trasporto pubblico di connessione, introducendo il pool car, permettendo cioè l’ingresso in città solamente ad automezzi che siano occupati da almeno tre persone. Allo stesso tempo devono essere ridefiniti i limiti di quelle zone colorate troppo estese. Questo ovviamente richiede che siano predisposte alternative plausibili, quali il rafforzamento del servizio pubblico, incrementando le corsie preferenziali, valutando l’opportunità di realizzare sistemi di mobilità collettiva in sede propria come il tram ed il filobus. Ma anche elevando la qualità degli spazi pubblici, dei marciapiedi, estendendo la rete delle piste ciclabili per invogliare i cittadini a rinunciare all’automezzo privato.

Le infrastruttura di viabilità che circondano la città devono essere integrate con il raddoppio dell’arginale, il potenziamento della rete dei parcheggi di testata e la realizzazione di sistemi di mobilità alternativa che colleghino i parcheggi con le parti di città.

La multimodalità deve essere attuata anche per le merci in consegna in città. La piattaforma logistica in zona industriale, un nodo di interscambio delle merci, deve essere completata con la massima rapidità e devono anche essere definite le regole di accesso alla città per chi si occupa di smistare le merci ai destinatari finali quali l’impiego di mezzi non inquinanti e non rumorosi.

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Giovani e città

Il rapporto tra Bolzano ed i giovani è paradossale: da una parte fornisce luoghi di aggregazione e di incontro e dall’altra impone regole che ne condizionano sostanzialmente l’accesso e l’uso. La conseguenza é che ragazze e ragazzi si raccolgono attorno agli esercizi pubblici piuttosto che in spazi che limita la loro possibilità di azione. Il modello di fruizione del tempo libero che ne deriva è estremamente complesso e non è opportuno ricorrere a semplificazioni irrispettose della vivacità, della voglia di divertirsi e di incontrarsi dei giovani. Credo che però ciò che emerge con più forza e che maggiormente incide sulle giovani generazioni è la mancanza di fiducia nella loro capacità di strutturare autonomamente il proprio tempo libero.

L’impegno del comune nei confronti dei giovani si deve concretizzare nel riconoscimento di ragazze e ragazzi quali persone responsabili in grado di agire autonomamente e con creatività. Devono essere messe loro a disposizione attrezzature dove possono dare spazio alle loro passioni ed al divertimento. Certo il Kubo rappresenta un’importante occasione di aggregazione, ma è al di fuori di gran parte dei circuiti che ragazzi e ragazze percorrono quotidianamente e l’accesso è condizionato dal possesso di mezzi di trasporto autonomi, dato che il servizio pubblico copre fasce orarie estremamente limitate rispetto agli orari di apertura della struttura. L’apertura dei negozi di sabato pomeriggio rappresenta per i ragazzi la sola opportunità di fare acquisti in autonomia, troppo impegnati durante la settimana. Ma l’azione di sostegno alla formazione della loro autonomia non si deve limitare a questo. Penso ad esempio ad un incubatore di idee, spazi messi a disposizione gratuitamente di ragazzi sulla base di proposte progettuali perchè possano trasformare i loro sogni passione.

Gli obiettivi che la politica cittadina si dovrà porre consistono nell’incremento delle occasioni di incontro creativo dei ragazzi, nell’adeguamento dei servizi di trasporto pubblico ed anche nel promuovere l’apertura degli esercizi commerciali della città di sabato pomeriggio.

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Progetti per abitare la città

I possibili progetti da mettere in campo sono tanti per abitare Bolzano. Credo che però prima di tutto debbano essere poste le condizioni perchè la città trovi in se stessa i principi ed i modelli da attuare. Propongo in questa sede solamente due idee che hanno l'obiettivo di illustrare una modalità operativa e che possono diventare fcine di idee.

10 piazze per Bolzano

Il progetto si pone l’obiettivo di valorizzare spazi urbani, due in ciascuna circoscrizione, che si trovano in qualche forma di degrado ed allo stesso tempo innescare la circolazione di cittadini e delle idee nella città. Lungo le maglie della rete definita dalle piazze e dai percorsi che le collegano devono ‘succedere cose’, in altre parole diventare sedi di eventi, installazioni temporanee, costituire punti di sosta o di azione dinamica. Il progetto deve essere aperto ed estremamente fluido, ricercare spazi da valorizzare e da inserire in mappe mentali dinamiche. Il progetto deve accendere curiosità, voglia di partecipare e di contare.

Incubatore di idee

ex rimessa trenino del renon

L’incubatore di idee deve essere un insieme di spazi da mettere a disposizione di giovani che intendono produrre cultura. Lo spazio deve essere messo a disposizione gratuitamente sulla base di un contratto che definisca l’orizzonte degli obiettivi di contenuto che il comune si deve prefiggere. La forma è quella dell’osservatorio sulla contemporaneità. Ciò significa che possono accedere a questa struttura proponenti progetti capaci di indagare sotto vari aspetti i caratteri della contemporaneità e che producano progetti capaci di intravedere scenari futuri ed elaborare idee per la città.

Inscatoliamo l'autostrada

L'autostrada del Brennero costituisce una delle principipali dorsali viabilistiche sull'asse nord-sud. La quantità di traffico che vi scorre comporta una sollecitazione drammatica ai danni della salute dei cittadini che vi abitano nei pressi. Negli ultimi anni si è pensato di abbattere le emissioni acutiche. Perchè le barriere non possono essere prolungate al di sopra dell'autostrada e per mezzo di appositi filtri restituire alla città aria più pulita? Le autstrade stanno prevedenedo di aumentare le tariffe (ma già si parla di concedere sconti alle  aziende  del trasporto) per finanziare il traforo del Brennero. Perchè allora non indtrudurre un'adizionale tariffaria su base comunale, al famosa carbon-tax, da devolvere alla realizzazione dell'inscatolamento della tratta urbana dell'autostrada. Magari predvedendo filtri per l'aspirazione dell'aria da alimentare con cellule fotovoltaiche poste sulla scatola.

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