

Abitare la
città
Abitare la
città significa
viverne tutti gli spazi, trasformarli in luogo
di incontro, da piazza Walter fino ai singoli cortili, creare e
rafforzare
relazioni cariche di possibilità creative e non solamente
spazi di passaggio.
Abitare la
città significa
uscire dalle proprie case, dalle proprie
macchine per mescolarsi agli altri, incontrare le differenze con cui
questo
modo ci mette in contatto ogni giorno, significa dismettere gli abiti
del
passeggio ed indossare quelli del viaggiatore alla scoperta di quante
energie
questa città possieda.
Abitare la
città significa
liberare la curiosità, rinunciare ad una parte
delle proprie abitudini per arricchirsi del contatto, rinunciare al
caldo
conforto dei riti quotidiani.
Abitare la
città significa
mettere in circolo le proprie idee, accogliere
quelle degli altri. Non è solidarietà, non
è ‘politically correct’, è
voglia di
comunità.
Abitare la
città richiede
contemporaneità, elaborazione delle storie
collettive ed individuale in funzione della costruzione di un nuovo
statuto di
cittadinanza più consapevole e più attivo.
Abitare la
città è un
progetto che ha l’obiettivo di valorizzare le
differenze e gli apporti dei singoli, mettere in circolo le
identità e le
culture, produrre nuovi radicamenti, realizzare una città di
qualità,
emancipata ed integrata.
La sfida della
contemporaneità
Persone e
città
Territorio e
città
Città e
provincia
Istituzioni e
città
Culture e
città
Ladini e
città
Traffico e
città
Giovani e
città
Progetti
per abitare la città
La sfida della
contemporaneità
Il mondo che ci circonda è in costante trasformazione. I segni non sono sempre immediatamente riconoscibili e spesso le trasformazioni del passato si sono mostrate solo a posteriori. La nostra epoca invece esibisce continuamente i modi del cambiamento del nostro mondo. Alle dinamiche in atto nel nostro territorio si aggiungono gli effetti di fenomeni sociali, politici, economici e culturali che nascono e si sviluppano in luoghi anche molto lontani. La nostra contemporaneità, quella che stiamo vivendo, è ricca di opportunità che nascono da un mondo sempre più interconnesso. Queste opportunità pongono alla nostra città una sfida importante: coniugare le specificità di Bolzano con la spinta imponente alla omologazione provenienti da un mondo globalizzato ed alle trasformazioni che aspettano questo territorio.
Le persone sono i motori della città. Le loro idee, le loro passioni, i loro sogni, desideri, aspettative sono l’energia che scorre nelle vene di Bolzano, la anima, la fa crescere. Sono le persone che costruiscono il divenire della città, ne producono la storia sommando ciascuno le singole storie quotidiane. Alle persone che vivono, costruiscono e abitano ogni giorno questa città, spetta il diritto di partecipare alle scelte che ne definiscono gli orizzonti di sviluppo. Il prossimo consiglio comunale sarà chiamato a decidere cosa ne sarà della città nei prossimi decenni e le persone che in questa città vivranno e vorranno dare attuazione ai propri sogni devono potere incidere attivamente e costruttivamente alla definizione delle politiche cittadine. Il prossimo consiglio di Bolzano dovrà impegnarsi a garantire in modo chiaro ed efficace la partecipazione dei cittadini alle scelte perché ognuno deve poter contare nella sua città.
indietro
Bolzano si
distende lungo la quinta dei
rilievi di Guncina e Renon a nord
ed il colle ad est, dissolvendosi verso sud da una parte nel verde
agricolo
della piana atesina, dall’altra attestandosi sul margine
meridionale della Zona
industriale. E’ una città evidentemente ricca di
differenze date dal rapporto
tra spazi naturali ed aree urbanizzate e differenze tra i diversi
caratteri sia
degli spazi naturali che edificati. Versanti boscosi lasciano lo spazio
alla
colture agricole, alla rete dei corsi d’acqua che definiscono
con forza la
maglia dello sviluppo insediativo. Allo stesso tempo le singole parti
della
città sono dotate di caratteri autonomi che le distinguono
le une dalle altre e
ciascuna all’interno di se stessa. Un’ampia di
articolazione di spazi di
distribuisce all’interno della città, ma quanti di
questi sono realmente
abitati? Quanti di questi spazi sono dotati della
potenzialità di svolgere il
ruolo della piazza storica,
di produrre
aggregazioni di persone? La piazza era il luogo della città
di quei luoghi dove
le persone si incontravano, costruivano relazioni, si innescavano
energie
creative capaci di arricchire non solo i singoli individui ma la
città tutta.
Bolzano
è una città
priva di periferie in senso tradizionale, quella parte
del territorio urbano che letteralmente degrada verso un verde agricolo
in
attesa di essere urbanizzato. Ciascuno dei quartieri è
dotato di una propria ed
intensa vitalità e non esistono situazione verso i bordi
esterni
particolarmente dequalificate. Esistono invece periferie
all’interno dei
quartieri, parti di questi che sembrano abbandonati a loro stessi. la
periferia
del centro comincia a sud di piazza Domenicani e di piazza Walter, come
se le
vie che portano verso piazza Verdi non esistessero più, come
se piazza Verdi
fosse un luogo da tenere lontano. E così anche negli altri
quartieri, cortili
ingombri di veicoli e di divieti (giocare, chiacchierare) sono le
periferie che
crescono all’interno del loro cuore. La variante generale al
piano urbanistico
comunale dovrà essere capace di annullare le linee di
demarcazione che separano
i salotti buoni dalle terre di nessuno.
Produrre spazi
pubblici da abitare
sarà il compito del nuovo Piano
regolatore di Bolzano, liberare gli spazi dalle costrizioni del
traffico, dei
parcheggi, dei recinti. Una città in piazza è una
città più sicura, più bella,
più dinamica. Il nuovo Puc dovrà essere capace di
garantire sicurezza ai
cittadini senza togliere loro libertà, dovrà
essere capace di dare ai cittadini
una città dove le telecamere siano inutili.
L’obiettivo della pianificazione
urbana a Bolzano non potrà essere la semplice individuazione
di aree e la
definizione di regole, la nuova urbanistica di Bolzano deve essere
soprattutto
una ricerca di qualità e dovrà permettere alle
energie della città di
diffondersi al di fuori dei singoli quartieri e di riverberarsi su
tutto il
territorio urbano. Il risultato cui si dovrà mirare
è quello di una Bolzano più
integrata, più coesa.
Il nuovo piano
dovrà anche
decidere quale sarà l’identità delle
zone
produttive. La zona industriale è diventata un luogo
caratterizzato da attività
molteplici e la dizione ‘industriale’ si
è fatta sempre più labile. La
molteplicità
di funzioni, artigianato, commercio, piccola industria servizi,
residenza
richiede che siano messi in campo strumenti di pianificazione
innovativi,
maggiormente rispondenti alla contemporaneità di quanto non
siano i piani di
attuazione vigenti.
La prossima
giunta dovrà anche
porsi la questione della qualità urbana ed
architettonica della città. Gli interventi delle
amministrazioni pubbliche
dovranno essere coordinati con l’obiettivo di incrementare il
valore dei
paesaggi urbani. Le ragioni tecniche dovranno misurarsi con la
necessità di
preservare il valore urbano degli spazi evitando di produrre
scardinamenti e
perdita di significato. Il problema dei parcheggi ad esempio
è solo uno dei
casi in cui fino ad oggi le ragioni presuntamente tecniche hanno
condotto alla legittimazione
di interventi nel tessuto urbano capaci solamente di dequalificare
parti ancorché
piccole di città. E’ necessario che anche Bolzano
preveda l’istituzione del
city architect, una figura già presente in molte grandi
città europee e che ha
il compito di tenere alto il livello culturale del confronto sui temi
architettonici della città e che dia un’impronta
di qualità decisiva a quanto a
Bolzano sarà realizzato nei prossimi anni. Il city architect
deve assistere
l’attività del comune nella definizione degli
obiettivi di intervento sulla
città, dando indicazione su quanto è necessario
mettere in atto per
incrementare la qualità di via, piazze, parchi, quartieri,
spazi pubblici in
generale. I temi saranno quelli dei marciapiedi,
dell’illuminazione pubblica
adeguata, ecc.
Bolzano
è la
città.capoluogo dell’Alto Adige. E’
anche il capoluogo per
vivacità economica, culturale e sociale. La
vitalità che caratterizza Bolzano
sta facendo guadagnare a questa città il ruolo di guida non
solamente
amministrativo della provincia: per la prima volta da molto tempo
Bolzano ha
l’opportunità di assumere un ruolo di eccellenza
rispetto al territorio
provinciale e regionale. L’insediamento di nuovi istituzioni,
il rafforzamento
del ruolo di quelle esistenti hanno reso la città un
importante luogo di
elaborazione culturale e politica ed un nodo di prima grandezza nella
rete di
relazioni territoriali di larga scala.
Il compito di
chi guiderà la
città nei prossimi anni sarà quello di
rafforzarne
l’identità, di bilanciare gli squilibri tra
Bolzano e resto del territorio
provinciale e di realizzare l’emancipazione da
un’Amministrazione provinciale
spesso disorganica e potenzialmente generatrice di conflitti e per lo
più disinteressata
agli effetti urbani nelle proprie azioni sulla città. Ancor
più l’affermazione
di un ruolo paritetico della città nei confronti
dell’Amministrazione
provinciale si rende urgente in prospettiva delle piccole e grandi
trasformazioni che interesseranno Bolzano nei prossima anni. Il valico
di via
Einstein da parte della Zona industriale, il recupero della memoria e
la
trasformazione dell’Alumix in luogo di promozione
dell’innovazione dei processi
produttivi, il riassetto dell’area ferroviaria sono le
questioni di maggiore
rilevanza in relazione al rapporto città-provincia e le
scelte che in merito ad
esse saranno prese condizioneranno in maniera determinante lo sviluppo
di
Bolzano per i prossimi anni e Bolzano non potrà in nessun
modo avere un ruolo
di subalternità rispetto alla Provincia.
Bolzano
è ricca di istituzioni:
università, eurac, il museo d’arte moderna
e tutti gli altri musei,
il teatro
comunale, l’auditorim haydn, il conservatorio, il
segretariato permanente della
convenzione delle alpi. Oltre a queste sono attive altre istituzioni
non
governativa di prima grandezza. Tutte queste istituzioni hanno il
compito di
promuovere le intelligenze ed i saperi locali, mettere Bolzano in
relazione con
reti di ricerca e di produzione culturale di alto rango, rappresentare
porti
della conoscenza. Attraverso queste istituzioni Bolzano ha
l’occasione di
assumere il ruolo di caposaldo della contemporaneità,
diventando il luogo di
produzione di conoscenze, di cultura e di professionalità
innovative capaci di
portare maggiore qualità al tessuto sociale e culturale
della città e di
irradiarsi al di sopra dei semplici confini provinciali e regionali.
Bolzano ha
l’occasione di diventare un grande cerniera culturale nel
cuore dell’Europa.
Fino ad oggi però di queste presenze eccellenti si colgono
pochi segni nella
vita cittadina. Il Comune deve darsi come obiettivo un maggiore
radicamento di
tutte esse nella città, dare loro maggiore
visibilità. Il segretariato
permanente della convenzione delle Alpi è ad esempio sede
diplomatica, un
organismo internazionale di rango europeo. La presenza di essa nella
città è
inesistente.
Lo sforzo che
dovrà essere
condotto nei prossimi anni
sarà quello di
creare un clima di
‘specificità’ per Bolzano, coinvolgendo
le istituzioni di ricerca scientifica,
sociale, politica, economica in un progetto di ampio respiro
finalizzato non
solo a valorizzare le peculiarità di città e
provincia, ma sfruttando le grandi
trasformazioni territoriali alle porte, quelle collegate al tunnel di
base del
Brennero perchè Bolzano diventi un centro di ricerca di
prima grandezza sul
sistema alpino, riversando sulla città i benefici che le
acquisizioni di
conoscenza porteranno e realizzando le condizioni perchè non
solo le intelligenze
locali non debbano emigrare ma anche perchè in
città ne giungano di nuove.
Il grande
fermento di attività
culturali a Bolzano testimonia un deciso
risveglio rispetto a pochi anni fa. E’ evidente il desiderio
di raccontarsi, di
raccontare passioni, idee, mondi e molti sono i mondi che si sono
proiettati
verso Bolzano. La multiculturalità viene indicata come una
delle sfide maggiori
che dovrà essere raccolta in considerazione dei flussi
migratori che hanno
interessato l’Alto Adige come il resto dell’Europa
e del mondo. La necessità di
facilitare l’integrazione pone l’esigenza delle
reciproche conoscenze. La
dimensione sociale dell’attività culturale
è in questo caso preminente e
qualsiasi sforzo in questo senso deve essere rafforzato ed ancorato ad
un
chiaro quadro programmatico di sostegno all’integrazione. Ma
si pone anche la
sfida di predisporre le capacità che
affranchi Bolzano da un modo di fare cultura che si dibatte tra
celebrazione
agiografica e revanscismo. I fatti che interessato questa
città devono
diventare un patrimonio collettivo, base per elaborazioni critiche e
devono
essere accompagnati da nuove linfe, da nuove energie ed idee.A fronte
di questa
sfida le istituzioni e le associazioni culturali della città
sembrano perseguire
una sorta di eccessivo individualismo nella definizione di obiettivi e
programmi. La ricerca di autonomia, peraltro legittima, sembra essere
condotta
all’esasperazione al punto da rendere gli operatori culturali
poco propensi a
proporsi al di fuori dei propri circuiti di riferimento.
La politica
culturale del Comune
dovrà porsi l’obiettivo di dissolvere lo
scollamento tra le istituzioni e associazioni e città non
solo in funzione
delle programmazioni ma anche dandosi chiari contenuti.
Il comune
dovrà operare
perchè gli operatori
possano entrare nella
quotidianità della
città. Questo richiede che sia rafforzata la
progettualità del comune di
Bolzano (penso alla Roma di Renato Nicolini)
e che allo stesso sia
rafforzata la comunicazione realizzando una piattaforma
informativa efficace da mettere a disposizione delle organizzazioni
meno
strutturate.
Per quanto
riguarda la definizione dei
contenuti ineludibile è la necessità
per la città di dotarsi di un progetto finalizzato a
valorizzare le risorse
locali soprattutto in termini di produzione prima che di esibizione ed
a
definire un chiaro orizzonte di obiettivi e di temi che si possono
concretizzare in forma di
‘osservatorio
sulla contemporaneità. I temi sono quelli della memoria da
proporre in maniera
dinamica e costruttiva, scalzando approcci agiografici, il sostegno
alle
produzioni indipendenti capaci di fornire un maggiore radicamento nella
contemporaneità.
In questa
tornata elettorale i ladini di
Bolzano rappresentano
un’importante occasione di sperimentazione politica. Il fatto
che sia venuta
meno la necessità per i ladini di aggregarsi attorno ad una
formazione politica
connotata su base linguistica dimostra alcuni fatti di rilievo.
Innanzitutto i
ladini di Bolzano dimostrano di essersi ormai radicati nella
città. Hanno
assunto ruoli che li vedono attivi e protagonisti in tutti i settori
dal mondo
delle professioni, alle amministrazioni pubbliche,
all’associazionismo.
Secondo:
la dissoluzione in
città di una
forza politica principalmente basata sulla tutela
dell’integrità culturale e la
contemporanea adesione di ladini a progetti politici diversi fornisce
chiari
indizi sul livello elevato di maturità politica che
caratterizza la città
di
Bolzano e sugli indirizzi che
la
dimensione politica dell’Alto Adige potrà assumere
in futuro, una dimensione
caratterizzata dalla preminenza delle proposte e dei contenuti, superando
definitivamente quei confini sempre
più labili tra gruppi linguistici. I ladini pongono in
questo modo la loro sfida
alla contemporaneità, mostrando che le differenze
rappresentano prima di tutto
una ricchezza e che il contributo che essi possono fornire alla vita
politica
della città oggi e domani della provincia si proietta nella
direzione
dell’affermazione dei contenuti e del superamento delle
chiusure.
L’impegno
politico dei ladini di
Bolzano costituisce un importante
laboratorio politico, portando nella vita della città
un’esperienza fattiva di
multilinguismo capace di rafforzare il processo di integrazione tra
gruppi
linguistici ed in futuro tra culture locali e culture di nuovo
insediamento.
Il traffico
è forse la
più evidente caratteristica della città
contemporanea. La concentrazione di funzioni nei centri principali
genera
attrattori territoriali verso cui si proiettano diversi tipi di flussi,
dai
movimenti pendolari alla distribuzione delle merci agli artigiani ai
turisti
allo shopping. La congestione è lo stato semipermanente
delle città moderne e
Bolzano non costituisce un’eccezione: i volumi di traffico
che interessano quotidianamente
la città sono estremamente elevati e le ragioni degli
spostamenti sono tutte
legittime perchè legittimo è il diritto alla
mobilità. Anzi il diritto alla
mobilità è un diritto fondamentale delle persone
e il traffico congestionato è
il primo vero ostacolo al pieno godimento di quel diritto. Il tempo
passato
nelle code, le difficoltà portate a chi si muove a piedi e
il rallentamento dei
mezzi di trasporto collettivo
sono il
prodotto di un abuso da parte di chi non riesce a rinunciare
all’uso
dell’automezzo privato. Quante macchine in città
sono occupate da una singola
persona? Molte delle autovetture in circolazione in città si
muovono
esclusivamente da una parte all’altra di Bolzano, non
è possibile contenere questo
fenomeno? I danni che l’eccesso di traffico produce sono
molti e hanno una
rilevanza di ordine sociale. Non si tratta solamente dello stress di
chi si
trova alla guida degli automezzi. Per quanto Umberto Veronesi abbia
sostenuto
che non è provata l’azione tumorale dei gas di
scarico, è ormai chiaro che
l’inquinamento atmosferico prodotto dai gas di scarico
è causa di affezioni
polmonari e di allergie.
Il benzene, il
principale additivo della benzina verde, pare abbia effetti
neurotossici. Ma
più banalmente va anche considerato il tempo perso in coda,
il tempo perso in
attesa che i mezzi pubblici si facciano largo nel caos sulle strade, il
tempo
perso in attesa di potere attraversare le strade di maggiore
percorrenza. Quali
sono le possibili misure di prevenzione e contenimento?
Città diverse hanno adottato
sistemi differenti per risolvere il problema del traffico prima ancora
dell’inquinamento da traffico. Forse il caso più
clamoroso è quello di Londra
che introdotto un ticket per l’ingresso in città,
misura peraltro già applicata
nei grandi centri urbani americani, soprattutto New York che impone un
biglietto per l’accesso ai ponti che collegano il centro
città. Ovviamente è difficile
proporre misure così drastiche per Bolzano. Ma
ciò che si può fare a Bolzano è
rafforzare la multimodalità per i pendolari, espandendo la
politica dei
parcheggi di interscambio alle porte della città e la rete
di trasporto
pubblico di connessione, introducendo il pool car, permettendo
cioè l’ingresso
in città solamente ad automezzi che siano occupati da almeno
tre persone. Allo
stesso tempo devono essere ridefiniti i limiti di quelle zone colorate
troppo
estese. Questo ovviamente richiede che siano predisposte alternative
plausibili, quali il rafforzamento del servizio pubblico, incrementando
le
corsie preferenziali, valutando l’opportunità di
realizzare sistemi di mobilità
collettiva in sede propria come il tram ed il filobus. Ma anche
elevando la
qualità degli spazi pubblici, dei marciapiedi, estendendo la
rete delle piste ciclabili
per invogliare i cittadini a rinunciare all’automezzo privato.
Le
infrastruttura di viabilità
che circondano la città devono essere
integrate con il raddoppio dell’arginale, il potenziamento
della rete dei
parcheggi di testata e la realizzazione di sistemi di
mobilità alternativa che
colleghino i parcheggi con le parti di città.
La
multimodalità deve essere
attuata anche per le merci in consegna in
città. La piattaforma logistica in zona industriale, un nodo
di interscambio
delle merci, deve essere completata con la massima rapidità
e devono anche
essere definite le regole di accesso alla città per chi si
occupa di smistare
le merci ai destinatari finali quali l’impiego di mezzi non
inquinanti e non
rumorosi.
Il rapporto tra
Bolzano ed i giovani
è paradossale: da una parte fornisce luoghi
di aggregazione e di incontro e dall’altra impone regole che
ne condizionano
sostanzialmente l’accesso e l’uso. La conseguenza
é che ragazze e ragazzi si
raccolgono attorno agli esercizi pubblici piuttosto che in spazi che
limita la
loro possibilità di azione. Il modello di fruizione del
tempo libero che ne
deriva è estremamente complesso e non è opportuno
ricorrere a semplificazioni
irrispettose della vivacità, della voglia di divertirsi e di
incontrarsi dei
giovani. Credo che però ciò che emerge con
più forza e che maggiormente incide
sulle giovani generazioni è la mancanza di fiducia nella
loro capacità di
strutturare autonomamente il proprio tempo libero.
L’impegno
del comune nei
confronti dei giovani si deve concretizzare nel
riconoscimento di ragazze e ragazzi quali persone responsabili in grado
di
agire autonomamente e con creatività. Devono essere messe
loro a disposizione
attrezzature dove possono dare spazio alle loro passioni ed al
divertimento.
Certo il Kubo rappresenta un’importante occasione di
aggregazione, ma è al di
fuori di gran parte dei circuiti che ragazzi e ragazze percorrono
quotidianamente e l’accesso è condizionato dal
possesso di mezzi di trasporto
autonomi, dato che il servizio pubblico copre fasce orarie estremamente
limitate rispetto agli orari di apertura della struttura.
L’apertura dei negozi
di sabato pomeriggio rappresenta per i ragazzi la sola
opportunità di fare
acquisti in autonomia, troppo impegnati durante
Gli obiettivi che la politica cittadina si dovrà porre consistono nell’incremento delle occasioni di incontro creativo dei ragazzi, nell’adeguamento dei servizi di trasporto pubblico ed anche nel promuovere l’apertura degli esercizi commerciali della città di sabato pomeriggio.
10
piazze per
Bolzano
Il progetto si
pone l’obiettivo
di valorizzare spazi urbani, due in
ciascuna circoscrizione, che si trovano in qualche forma di degrado ed
allo
stesso tempo innescare la circolazione di cittadini e delle idee nella
città.
Lungo le maglie della rete definita dalle piazze e dai percorsi che le
collegano devono ‘succedere cose’, in altre parole
diventare sedi di eventi,
installazioni temporanee, costituire punti di sosta o di azione
dinamica. Il
progetto deve essere aperto ed estremamente fluido, ricercare spazi da
valorizzare
e da inserire in mappe mentali dinamiche. Il progetto deve accendere
curiosità,
voglia di partecipare e di contare.
Incubatore
di idee
ex rimessa
trenino del renon
L’incubatore di idee deve essere un insieme di spazi da mettere a disposizione di giovani che intendono produrre cultura. Lo spazio deve essere messo a disposizione gratuitamente sulla base di un contratto che definisca l’orizzonte degli obiettivi di contenuto che il comune si deve prefiggere. La forma è quella dell’osservatorio sulla contemporaneità. Ciò significa che possono accedere a questa struttura proponenti progetti capaci di indagare sotto vari aspetti i caratteri della contemporaneità e che producano progetti capaci di intravedere scenari futuri ed elaborare idee per la città.
Inscatoliamo l'autostrada
L'autostrada del Brennero costituisce una delle principipali dorsali viabilistiche sull'asse nord-sud. La quantità di traffico che vi scorre comporta una sollecitazione drammatica ai danni della salute dei cittadini che vi abitano nei pressi. Negli ultimi anni si è pensato di abbattere le emissioni acutiche. Perchè le barriere non possono essere prolungate al di sopra dell'autostrada e per mezzo di appositi filtri restituire alla città aria più pulita? Le autstrade stanno prevedenedo di aumentare le tariffe (ma già si parla di concedere sconti alle aziende del trasporto) per finanziare il traforo del Brennero. Perchè allora non indtrudurre un'adizionale tariffaria su base comunale, al famosa carbon-tax, da devolvere alla realizzazione dell'inscatolamento della tratta urbana dell'autostrada. Magari predvedendo filtri per l'aspirazione dell'aria da alimentare con cellule fotovoltaiche poste sulla scatola.